Chirurgia del ginocchio

Le procedure vengono scelte in base alla diagnosi, alle caratteristiche del ginocchio e alle esigenze della persona. Non tutte le condizioni richiedono un intervento.

Illustrazione dell’osteotomia tibiale con correzione dell’asse e fissazione con placca

Chirurgia conservativa

Osteotomia di ginocchio

Che cos’è e a cosa serve

L’osteotomia è un intervento in cui il chirurgo taglia e modifica lievemente la tibia o il femore per correggere l’asse della gamba e distribuire meglio il carico sul ginocchio. Può essere presa in considerazione quando il carico si concentra soprattutto su una parte dell’articolazione, con usura asimmetrica delle superfici. L’obiettivo è spostare parte del carico dalla zona danneggiata verso quella più sana, riducendo dolore e pressione.

Durante l’intervento si esegue un taglio controllato nell’osso, si corregge l’angolazione e si stabilizza il nuovo allineamento con una placca e viti. La correzione viene pianificata prima dell’intervento sulla base delle radiografie. L’osteotomia non sostituisce il ginocchio con una protesi: mira a conservarlo e, in alcuni casi, a rimandare la necessità di una protesi. È generalmente valutata in persone relativamente giovani e attive, con usura concentrata e alterazione dell’asse della gamba.

Intervento e recupero

Si esegue in anestesia spinale o generale e dura in genere circa 1–2 ore, con variazioni legate al caso. Dopo l’intervento possono comparire dolore e gonfiore; fisioterapia e recupero del movimento e della forza iniziano secondo le indicazioni del chirurgo. Per alcune settimane possono essere necessarie stampelle e una limitazione del carico.

Indicativamente, nelle prime sei–otto settimane si utilizzano stampelle e si prosegue la fisioterapia; dopo il controllo radiografico il carico viene aumentato gradualmente se l’osso guarisce bene. Intorno ai tre mesi molti pazienti recuperano una buona capacità di camminare; per il recupero completo, soprattutto per lo sport, possono servire sei mesi o più. La guarigione viene controllata con radiografie. Tra le possibili complicazioni ci sono infezione, ritardo o difficoltà di consolidazione dell’osso, trombosi e irritazione dovuta alla placca. L’osteotomia non ricostruisce la cartilagine consumata: cerca di trasferire il carico sulla parte più sana del ginocchio.

Illustrazione della riparazione artroscopica di una lesione del menisco con punti di sutura

Menisco

Chirurgia del menisco

Nel ginocchio ci sono due menischi, uno interno e uno esterno: sono strutture elastiche tra femore e tibia che aiutano ad assorbire gli urti, distribuire il peso e contribuire alla stabilità. In caso di lesione, quando indicato, il chirurgo può riparare il menisco oppure rimuovere solo la parte danneggiata.

Riparazione meniscale

L’obiettivo è conservare il menisco. L’intervento è generalmente eseguito in artroscopia, attraverso piccole incisioni intorno al ginocchio, con una telecamera e strumenti chirurgici. Se la lesione è riparabile, il chirurgo ne prepara i margini e riavvicina e fissa i lembi con punti o dispositivi specifici, controllandone la stabilità. Il recupero richiede tempo perché il menisco deve guarire: a seconda del tipo e della posizione della lesione, possono essere necessarie stampelle e limitazioni del carico o del movimento per alcune settimane, seguite da fisioterapia.

Meniscectomia parziale

Quando la lesione non può essere riparata, si può rimuovere soltanto la parte instabile o danneggiata e regolarizzare il bordo del tessuto rimanente. Anche questa procedura è generalmente eseguita in artroscopia. Lo scopo è eliminare il frammento che causa dolore o blocco articolare, conservando quanto più menisco sano possibile.

Illustrazione schematica di una lesione localizzata della cartilagine trattata con microperforazioni

Cartilagine articolare

Riparazione della cartilagine articolare

La cartilagine è il tessuto liscio ed elastico che riveste le estremità delle ossa nel ginocchio. Facilita lo scorrimento delle superfici, riduce l’attrito e distribuisce i carichi. Ha una capacità di guarigione spontanea limitata; una lesione può persistere e provocare dolore, gonfiore e difficoltà nei movimenti.

Quando e come si interviene

Un trattamento chirurgico può essere valutato per una lesione localizzata e sintomatica che persiste nonostante un adeguato trattamento conservativo. Non tutte le lesioni richiedono un intervento. La scelta tiene conto di dimensioni, profondità e posizione della lesione, età, esigenze funzionali e condizioni generali del ginocchio.

In base al caso, le tecniche possono comprendere la regolarizzazione delle porzioni instabili; microperforazioni o microfratture dell’osso sottostante, per favorire la formazione di tessuto riparativo che non è identico alla cartilagine originale; trapianto osteocondrale da una zona donatrice o, in casi selezionati, da donatore; oppure tecniche biologiche, come l’impianto di condrociti, riservate a determinate lesioni. L’intervento può essere eseguito in artroscopia o con un’altra tecnica chirurgica.

Recupero

Il recupero è graduale e dipende dalla tecnica, dalla sede e dall’estensione della lesione. In alcune procedure è necessario proteggere l’arto e limitare il carico per diverse settimane. Il ritorno alle attività quotidiane può richiedere da alcune settimane a diversi mesi; corsa e sport con salti o cambi di direzione possono richiedere più tempo e devono essere autorizzati dallo specialista. Il miglioramento dei sintomi non coincide necessariamente con il completamento della riparazione biologica.

Illustrazione della ricostruzione del legamento crociato anteriore con innesto tendineo

Stabilità articolare

Ricostruzione dei legamenti del ginocchio

Funzione e indicazioni

I legamenti sono robuste strutture fibrose che collegano le ossa e contribuiscono alla stabilità del ginocchio. I principali sono i legamenti crociati anteriore (LCA) e posteriore (LCP), e i collaterali mediale e laterale. Una lesione può verificarsi durante uno sport, un movimento improvviso, una torsione o un trauma e può causare dolore, gonfiore, difficoltà nel cammino o sensazione di cedimento.

Tra le ricostruzioni, quella del LCA è la più frequente. Il legamento contribuisce a impedire lo scivolamento in avanti della tibia rispetto al femore e a controllare i movimenti rotatori. La ricostruzione può essere valutata quando la rottura provoca instabilità significativa, soprattutto durante attività con cambi di direzione, rotazioni o salti. La decisione considera età, attività, esame clinico, immagini radiologiche ed eventuali lesioni associate. Non tutte le rotture richiedono un intervento: in alcuni casi può essere indicato un percorso conservativo con fisioterapia e adattamento delle attività.

Come si svolge la ricostruzione del LCA

Di norma il legamento rotto viene ricostruito con un innesto tendineo, che nel tempo si integra e si rimodella nel ginocchio. L’intervento è generalmente artroscopico: l’innesto viene posizionato e fissato in tunnel creati nel femore e nella tibia. Si possono utilizzare tendini dei muscoli ischiocrurali, tendine rotuleo, tendine del quadricipite o, in casi selezionati, un innesto da donatore. Ogni opzione ha vantaggi e possibili svantaggi; la scelta dipende dal profilo della persona, dalle attività, dai tessuti e dalla valutazione del chirurgo.

Procedure associate e recupero

In alcuni pazienti, per contribuire al controllo della rotazione e ridurre l’instabilità residua, alla ricostruzione del LCA può essere associata una plastica antero-laterale, come una tenodesi extra-articolare laterale (LET) o, in casi selezionati, una ricostruzione del legamento antero-laterale (ALL). Non è necessaria per tutti e comporta gesti chirurgici aggiuntivi. Eventuali lesioni di menisco, cartilagine o altri legamenti possono essere trattate nella stessa seduta e modificare le indicazioni postoperatorie.

La fisioterapia è essenziale e comprende controllo del gonfiore, recupero dell’estensione e della flessione, riattivazione del quadricipite, rinforzo, equilibrio e controllo neuromotorio. Carico e progressione dipendono dagli interventi eseguiti e dal protocollo individuale. Il ritorno allo sport richiede recupero di mobilità, forza e controllo del movimento, oltre a una valutazione clinica e funzionale. Dopo ricostruzione del LCA, gli sport con salti, torsioni e cambi di direzione richiedono generalmente molti mesi, spesso almeno nove; i tempi vengono individualizzati e il solo trascorrere del tempo non autorizza la ripresa.

Illustrazione della stabilizzazione della rotula con ricostruzione del legamento patello-femorale mediale

Stabilità della rotula

Interventi di stabilizzazione della rotula

Instabilità rotulea e indicazioni

La rotula scorre in un solco del femore durante la flessione e l’estensione. La sua stabilità dipende dalla forma delle superfici ossee, dai legamenti e dai muscoli. Quando tende a spostarsi verso l’esterno o esce dalla sua sede, si parla di instabilità o lussazione rotulea; possono comparire dolore, gonfiore, cedimento e difficoltà nelle attività quotidiane o sportive.

Un intervento può essere valutato in caso di lussazioni ripetute, instabilità persistente o, in alcune situazioni, dopo un primo episodio associato a un rischio elevato di recidiva o ad altre lesioni. La scelta si basa sulla storia clinica, sull’esame del ginocchio e sugli esami radiologici. In alcuni casi è possibile un trattamento conservativo con tutore ed esercizi riabilitativi.

Possibili procedure

La tecnica dipende dalle caratteristiche anatomiche e dal tipo di instabilità. Può comprendere la ricostruzione del legamento patello-femorale mediale (MPFL), che contrasta lo spostamento della rotula verso l’esterno; in casi selezionati, la trasposizione o osteotomia della tuberosità tibiale, per modificare il punto di inserzione del tendine rotuleo; oppure ulteriori procedure correttive per specifiche alterazioni anatomiche. Le tecniche possono essere eseguite singolarmente o associate, secondo la valutazione specialistica.

Recupero

Il programma dipende dalla procedura eseguita. Carico e flessione consentita possono variare: dopo una ricostruzione isolata del MPFL, il protocollo può essere diverso rispetto a quello previsto dopo un’osteotomia della tuberosità tibiale. Tutore, stampelle, mobilizzazione e fisioterapia seguono le indicazioni individuali del chirurgo. La ripresa di corsa, salti e sport con cambi di direzione richiede una fase più lunga e una valutazione specialistica; dopo un’osteotomia la progressione dipende anche dalla consolidazione dell’osso, controllata con visite e radiografie.

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Anca
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